Perché Trump ha deciso di mettere i dazi su acciaio e alluminio

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Entrano in vigore da oggi, 23 marzo, i dazi voluti dal presidente Usa Donald Trump su acciaio e alluminio. Un provvedimento molto contestato, tanto che rispetto alla versione anticipata dallo stesso Trump, ne è stata firmata una forma più ‘morbida’.

Giovedì 1 marzo Trump aveva la volontà di imporre dazi doganali sulle importazioni di acciaio e alluminio, giustificando la decisione con la necessità di difendere l’industria siderurgica del proprio paese, “decimata da decenni di commercio internazionale scorretto” e “strategica” per garantire la sicurezza nazionale. Le tasse sono state fissate, rispettivamente, al 25 e al 10 per cento.

Negli Stati Uniti, la quota di acciaio importata sul totale consumato è pari al 27 per cento. Si tratta in particolare di merci in arrivo da Canada, Brasile, Corea del Sud, Messico e Russia (in misura minore, Germania e Cina).

I dazi doganali sono utilizzati come misura protezionistica per favorire i prodotti domestici anziché quelli importati. Si tratta di una politica che costituisce la base dell’approccio economico definito “protezionista”: rendendo più cari i prodotti stranieri importati, si tenta di scoraggiarne il consumo e favorire di conseguenza le imprese locali.

Il provvedimento di Trump è  basato sulla «Section 232» del Trade Expansion Act varato nel 1962, che consente al presidente Usa interventi straordinari in presenza di minacce alla sicurezza nazionale. La clausola, nota come National Security Exception” consente, proprio in caso di minaccia alla sicurezza nazionale, di imporre unilateralmente dei dazi doganali senza richiedere un’autorizzazione all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto).  Il dazio è una tassa sulle merci importate, che viene incassata al passaggio alla frontiera (dogana).

Trump ha autorizzato la sospensione fino al 1 maggio dei dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio da parte dei principali partner degli Stati Uniti, tra cui l’Unione Europea. “Le tasse sulle importazioni di acciaio e alluminio dai seguenti paesi sono sospese fino al 1 maggio 2018”, si legge in una dichiarazione della Casa Bianca, in cui vengono quindi citati i paesi membri dell’Ue, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Messico e Corea del Sud. “Ciascuno di questi paesi vanta rapporti di sicurezza importanti con gli Stati Uniti”, ha sottolineato Donald Trump.

Per tutti gli altri la speranza di ottenere deroghe è affidata a una frase presente nella nota stampa della Casa Bianca: «Il Presidente darà il benvenuto a qualsiasi Paese che ha relazioni sicure con gli Stati Uniti, con i quali si potrà discutere di soluzioni alternative per superare le minacce rilevate, compresa quella sull’overcapacity mondiale. Resta aperta l’eventualità che a determinate condizioni i dazi possano essere modificati ed in certi casi rimossi per singoli Paesi».

Il riferimento  è relativo a deroghe su determinati prodottiIl provvedimento finale infatti prevede che sotto il controllo del Dipartimento del Commercio le aziende americane possano chiedere delle specifiche esclusioni su prodotti di cui siano in grado di dimostrare la mancanza di produzione negli Stati Uniti, oppure di cui venga riconosciuta la mancanza di minacce sulla sicurezza nazionale.

 

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