Perché tocca ai questori riportare i vitalizi nel dibattito parlamentare?

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il presidente della Camera Roberto Fico ha dato il mandato al Collegio dei Questori sulla delibera per il ricalcolo contributivo di tutti gli assegni pensionistici, compresi i 2.600 che già oggi incassano gli ex parlamentari. Si intende procedere a ritmi serrati per arrivare all’esame del testo già nell’arco di due settimane, concludendo dunque l’iter di approvazione per la fine di aprile o gli inizi di maggio. Quindici giorni per riportare i vitalizi sul tavolo del Parlamento (e quindi è il primo passo per la loro eventuale abolizione).

I contenuti della riforma
I vitalizi ai parlamentari in carica sono stati aboliti nel 2012, e trasformati in pensioni calcolate con il contributivo. Il diritto all’assegno pensionistico si matura al compimento del 65° anno di età se si ha alle spalle una sola legislatura, a 60 anni se se ne hanno due (cosa molto comune un po’ in tutti partiti). Il M5S punta a intervenire innanzitutto sul pregresso: quei 2.600 assegni tra i 2mila e i 10mila euro percepiti dagli ex parlamentari o dalle loro vedove che costano, secondo i calcoli dell’Inps, circa 193 milioni di euro ogni anno. Ricalcolandoli con il contributivo si risparmierebbero circa 76 milioni, che diventano 380 milioni in una legislatura. Ma il piano complessivo contempa anche l’idea di abolire il diritto stesso a una pensione da parlamentare limitandosi a pagare i contributi dovuti per gli anni di legislatura da ricongiungere a quelli versati durante la carriera lavorativa.

Sono quindici alla Camera e quindici al Senato i parlamentari che insieme con i presidenti reggono le sorti di Palazzo di Montecitorio e di Palazzo Madama. Tutti hanno a disposizione un ufficio e collaboratori pagati dalla Camera di appartenenza e, alla bisogna, possono utilizzare un’auto blu per svolgere funzioni istituzionali fuori dal Palazzo. Sono i componenti dell’Ufficio di Presidenza (al Senato si chiama Consiglio di Presidenza) che i due rami del Parlamento sono chiamati ad eleggere questa settimana.

 L’Ufficio di Presidenza è presieduto dal presidente dell’Assemblea, ed è composto da quattro Vicepresidenti, tre Questori e otto segretari. Questi ultimi hanno il compito di collaborare con il presidente per assicurare la regolarità delle votazioni in Assemblea.
 I vicepresidenti presiedono i lavori dell’Aula in assenza del presidente, che ad essi può delegare anche compiti di rappresentanza.
Ma sono i questori i “golden boys” dell’organismo parlamentare. In base al regolamento hanno il compito di “curare collegialmente il buon andamento dell’Amministrazione, vigilando sull’applicazione delle relative norme e delle direttive del Presidente”.
Di fatto, con il loro Collegio sono una sorta di Cda chiamato a decidere le spese e ad elaborare annualmente il progetto di bilancio interno, che è sottoposto successivamente all’esame dell’Ufficio di Presidenza e viene poi discusso e approvato dall’Assemblea. Oltre che occuparsi delle spese e del cerimoniale, i questori sono i responsabili del mantenimento dell’ordine nelle sedi della Camera e del Senato. Sono loro, ad esempio, a ordinare ai commessi di far uscire dall’Aula i parlamentari che vengano espulsi dal presidente, e sono sempre loro a garantire la sicurezza (avvalendosi degli assistenti parlamentari, poiché la forza pubblica non può entrare nelle sedi del Parlamento senza autorizzazione del presidente).
 Tutti i componenti dell’Ufficio di presidenza percepiscono un’indennità speciale; in più possono assumere, a spese della Camera cui appartengono, collaboratori esterni di propria fiducia.
Tra le funzioni dell’Ufficio di presidenza c’è la decisione delle sanzioni nei confronti dei deputati che turbano l’ordine delle sedute (nella scorsa legislatura è stato un impegno notevole, con tanto di ‘moviola’ dei filmati dei tumulti), la ripartizione dei rimborsi ai partiti per le spese elettorali,l’organizzazione dell’Amministrazione della Camera, la nomina del Segretario generale e l’attribuzione degli incarichi dirigenziali.
(fonti: Huffington Post, Il Sole 24 Ore, La Stampa)

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