Perché tanti italiani litigano con il congiuntivo?

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Oggi ben 7 italiani su 10 (71%) litigano con la grammatica e commettono errori inquietanti nello scritto, ma anche nel parlato. Una problematica frutto dell’abuso di internet, che ha reso gli italiani incapaci di scrivere e di formulare a volte un ragionamento sensato.
È quanto emerso tempo fa da unaindagine di Liberiamo realizzata in occasione della XVII Settimana della lingua italiana nel mondo, su circa 8000 italiani di età compresa tra i 18 e i 65 anni, realizzata con la metodologia WOA (Web Opinion Analysis)attraverso un monitoraggio online sulle principali testate di settore, social network, blog, forum e community dedicate al mondo della cultura e su un  panel di 30 esperti tra sociologi e letterati per capire quali erano i principali errori grammaticali che commettono gli italiani.
Al terzo posto degli errori più frequenti, l’uso del congiuntivo (69%), il vero tallone d’Achille di moltissimi studenti e non. Quanti strafalcioni sentiamo ogni giorno anche, e soprattutto, in televisione? “L’importante è che hai superato l’esame”, seppur molto usata questa è una formula grammaticale  scorretta perché in questo caso bisogna usare il congiuntivo: “L’importante è che tu abbia superato l’esame”. Senza dimenticare gli inciampi, recenti e non, del candidato premier in pectore Luigi Di Maio e della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli.
Ma perché gli italiani litigano con il congiuntivo?
«Il congiuntivo nasce per esprimere un dubbio o un desiderio», spiega Sara Cordella, grafologa forense e direttrice della Scuola Veneta di Grafologia, «C’era in greco l’ottativo che aveva questa funzione. Io credo dipenda molto dal fatto che i dubbi, le dubitative, non fanno più parte del nostro modo di essere e di pensare e quindi scompare dalla mente e dal linguaggio.
Lo stesso la dimensione desiderativa… siamo tutti volti al presente e si perde la proiezione futura dell’attesa. diciamo “domani vado” e non più andrò. Stessa sorte il passato remoto.
E’ come se la lingua esprimesse, semplificando, una volontà di certezza, togliendo ogni dimensione temporale. L’uso dei verbi non corretto è linguisticamente ricondubile e un pensiero non corretto, non collocato, non programmatico, non evocativo (del desiderio)».

 

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