Perché palestinesi e israeliani si scontrano sempre nella Striscia di Gaza?

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Si aggrava il bilancio delle vittime e dei feriti, dopo gli scontri fra i palestinesi e l’esercito israeliano, avvenuti nella Striscia di Gaza nelle scorse ore. Come scritto poco fa l’edizione online del quotidiano La Repubblica, sarebbero nove i morti, tutti originari della Palestina, mentre il numero di feriti è salito a quota 1354, di cui 491 per via di un colpo di arma da fuoco.

Gli scontri nella Striscia di Gaza, al confine con Israele, sono ripresi con maggiore violenza a distanza di una settimana dalla protesta dei palestinesi rappresentata dalla cosiddetta “Marcia del ritorno”, la protesta lanciata da Hamas nel 70° anniversario dell’esodo palestinese dai territori concessi nel 1948 al nascente stato di Israele.

Per capire che cosa sta succedendo nella Striscia di Gaza, Zack Beauchamp su Vox tre anni fa ha messo insieme una guida chiara con le cose fondamentali.

1. Geografia
La Striscia di Gaza è un’area separata dal resto degli altri territori palestinesi più grandi ed è quindi una cosa diversa dalla Cisgiordania, che fa parte della regione storico-geografica della Palestina. Prima che la Striscia di Gaza fosse occupata da Israele, il territorio era sotto il controllo dell’Egitto, che del resto confina proprio con la zona a ovest. Israele ottenne la Striscia di Gaza durante la guerra con l’Egitto del 1967 – che gli dichiarò l’Egitto – e l’ha occupata fino al 2005, anno in cui ha deciso unilateralmente di smobilitare le sue colonie e ritirare i militari.

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2. Striscia di Gaza e Gaza
Gaza – o Gaza City, soprattutto sulla stampa anglosassone – è la città più grande della Striscia di Gaza: si tratta quindi di due cose diverse, anche se spesso si dice Gaza per indicare l’intera Striscia. La Striscia di Gaza ha una popolazione stimata di 1,8 milioni di persone e la concentrazione abitativa è molto alta, considerato che l’intero territorio ha una superficie di quasi 360 chilometri quadrati. La densità abitativa è pari a circa 5mila abitanti per chilometro quadrato. Le concentrazioni maggiori di abitanti sono in diversi quartieri di Gaza, e anche per questo motivo ci sono spesso morti tra i civili quando l’esercito di Israele lancia missili verso specifici obiettivi in città. Hamas spesso colloca i propri sistemi per lanciare i razzi nelle aree più densamente popolate, proprio per disincentivare gli attacchi da parte israeliana o per rivendicare poi eventuali morti tra i civili.

3. Occupazione
Israele ha occupato la Striscia di Gaza per quasi 40 anni, dalla fine degli anni Sessanta fino al 2005, con modalità simili a quelle applicate in Cisgiordania. C’erano basi militari e insediamenti israeliani, quindi comunità di ebrei in territorio palestinese (chi vuole approfondire e capire com’è fatto un insediamento israeliano, può cliccare qui). A decidere di andarsene dalla Striscia fu l’allora primo ministro Ariel Sharon, un ex militare e politico di destra noto per essere molto duro con i palestinesi: ritenne però, tra molte polemiche, che rimanere in quel territorio non fosse più nell’interesse di Israele e dispose la rimozione degli insediamenti e lo spostamento di almeno 10mila israeliani. Fu un passaggio molto criticato e con conseguenze politiche soprattutto all’interno di Israele: Netanyahu uscì dal governo, Sharon fondò un partito centrista.

Il governo della Striscia di Gaza fu lasciato all’Autorità Palestinese, sotto il controllo dei moderati di Fatah, organizzazione politica fondata alla fine degli anni Cinquanta e con sede a Ramallah in Cisgiordania. Fatah fu progressivamente indebolita da Hamas, che vinse le elezioni locali. Nel 2007 Hamas cacciò Fatah con la forza – al termine della cosiddetta “battaglia di Gaza” –  e oggi controlla la Striscia autonomamente.

4. Hamas
Per sua stessa definizione, Hamas è l’ala palestinese dei Fratelli Musulmani, organizzazione islamista internazionale diffusa in diversi paesi arabi e al governo per circa un anno in Egitto dopo la rivoluzione che portò alla fine della presidenza di Hosni Mubarak. A differenza di come sono organizzati i Fratelli Musulmani in altri paesi, Hamas ha anche una sua parte armata, le Brigate Ezzedin al-Qassam. Il loro obiettivo dichiarato è fare la guerra – con vari mezzi, compresi attentati esplosivi – a Israele per sostituirlo con uno stato palestinese vero e proprio. Alcuni leader politici di Hamas hanno comunque posizioni meno estreme e in diverse occasioni hanno detto di essere favorevoli alla costruzione di uno stato palestinese unito che comprenda la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. Il problema per Hamas è che spesso non c’è unità e capacità di controllo della parte politica su quella armata, né coordinazione tra gli stessi membri delle Brigate.

5. Democrazia
Hamas si considera il vero rappresentante degli interessi dei palestinesi e lo può fare perché alle elezioni del 2006 ottenne una cospicua maggioranza. Dopo la vittoria elettorale iniziò un duro confronto con Fatah, meno intransigente e più aperta e interessata a stringere accordi con Israele, che portò a scontri paragonabili a quelli di una guerra civile (la “battaglia di Gaza” di cui al punto 3). Gli scontri portarono a una divisione all’interno dell’Autorità Palestinese che di fatto ha portato Hamas a controllare la Striscia di Gaza, in maniera indipendente dalla Cisgiordania.

6. Non c’è solo Hamas
La parte armata di Hamas non è l’unica ad avere lanciato razzi dalla Striscia di Gaza verso il territorio di Israele negli ultimi giorni. Tra gli altri gruppi che hanno condotto attacchi c’è il Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, sospettato di terrorismo da Stati Uniti, Unione Europea e altri paesi occidentali. Si tratta di gruppi molto più radicali rispetto a quelli armati di Hamas, di solito interessati solo alla violenza e all’eliminazione di Israele.

7. Embargo
Dal 2007 Israele ha mantenuto un embargo molto serrato nei confronti della Striscia di Gaza: sono sottoposti a controlli molto severi tutti i principali beni di consumo che vengono introdotti nell’area. L’obiettivo di Israele è verificare che non siano portati a Gaza materiali e sistemi necessari per montare e utilizzare i razzi che i gruppi armati lanciano verso il suo territorio: spesso con questo criterio vengono bloccati anche materiali che si prestano a usi civili, come per esempio quelli edili. Israele pensa che le grandi limitazioni poste dall’embargo possano spingere la popolazione locale ad abbandonare Hamas e a fare affidamento su forze politiche più moderate. Ma la cosa non ha funzionato in questi anni ed è costante causa di sofferenze per i civili a Gaza: la disoccupazione è a livelli altissimi e circa 8 persone su 10 sopravvivono solo grazie agli aiuti internazionali consegnati nella Striscia.

 

8. Guerra
Dopo la smobilitazione israeliana del 2005, Hamas e Israele si sono scontrati duramente in tre guerre, esclusa l’attuale serie di attacchi, combattute nel 2006, tra il 2008 e il 2009 e nel 2012. Nelle prime due Israele ha invaso i confini della Striscia di Gaza, organizzando attacchi per ridurre la forza dei gruppi armati di Hamas. Gli interventi dell’esercito israeliano hanno permesso di ridurre le capacità di Hamas, per lo meno temporaneamente, ma hanno causato la morte di centinaia di civili, cosa che contribuisce a mantenere alta l’insofferenza degli abitanti di Gaza nei confronti di Israele.

9. Razzi
I gruppi armati di Hamas ottengono i razzi con cui conducono gli attacchi soprattutto dall’Iran, che fornisce anche notevoli risorse economiche. I rapporti tra Hamas e l’Iran hanno avuto negli ultimi anni alti e bassi in seguito alla guerra in Siria, il cui presidente Bashar al-Assad è sostenuto dal governo iraniano, ma non da Hamas (Assad è alauita, quindi sciita, mentre i ribelli siriani sono per lo più sunniti, come la maggior parte dei palestinesi). L’Iran nel 2012 ridusse le forniture di razzi, denaro e mezzi ad Hamas, ma negli ultimi mesi sono aumentati gli indizi circa un riallacciamento dei rapporti.

10. Tunnel
Lo stretto embargo imposto da Israele ha spinto Hamas e altre organizzazioni a costruire tunnel sotterranei, che dalla Striscia di Gaza passano sottoterra per varcare il confine con l’Egitto e per arrivare in Israele. I tunnel sono utilizzati dai gruppi armati per fare passare armi ed eludere i controlli israeliani, ma sono importanti anche per i civili perché consentono di fare arrivare beni di consumo e farmaci all’interno del loro territorio. Da quando è cambiato il governo in Egitto, con il colpo di stato dell’estate 2013 che ha portato alla messa fuori legge del movimento dei Fratelli Musulmani, i controlli da parte egiziana sui tunnel sono aumentati sensibilmente e molti di questi sono stati chiusi. Secondo Israele questo ha portato a un sensibile indebolimento di Hamas. L’operazione militare di terra avviata giovedì, dice Israele, serve soprattutto a bloccare i tunnel che collegano la Striscia di Gaza col suo territorio.

11. Rafah
L’unico punto di passaggio in superficie tra la Striscia di Gaza e l’Egitto è quello di Rafah, controllato rigidamente dalle autorità egiziane. Non potendo contare solo sui tunnel rimasti aperti, Hamas ha grande interesse nella possibilità di una apertura senza troppe condizioni e controlli del passaggio; l’Egitto al momento è di tutt’altra idea. Un’ipotesi è che Hamas voglia fare leva sull’opinione pubblica egiziana, per mettere in evidenza il livello di collaborazione tra Egitto e Israele per quanto riguarda il passaggio di Rafah. In questo modo il governo egiziano potrebbe subire pressioni tali da acconsentire a un’apertura del passaggio, ufficialmente per aiutare il popolo palestinese. Questo spiegherebbe il rifiuto da parte di Hamas dell’accordo per una tregua proposto dall’Egitto a inizio settimana: non faceva alcun riferimento specifico alla riapertura del passaggio.

 

(fonti: Avvenire, Il Post, Sussidiario)

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