Perché in Italia si parla di “emergenza morbillo”

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In Italia, negli ultimi anni, si stanno verificando troppi casi di morbillo. Stando ai dati dell’European Center for Desease Prevention and Control di Stoccolma (Edcd) oltre un caso di morbillo su quattro registrati in Europa si verifica nel nostro Paese. Cerchiamo di capire perché si tratta di numeri preoccupanti e perché in Italia si parla di emergenza morbillo.

Il morbillo non è una malattia banale, le complicanze possono essere anche gravi, talvolta anche letali. Nonostante le campagne di vaccinazione, nota l’Edcd, l’obiettivo dell’eliminazione a breve di questa malattia appare ancora irrealistico: colpa della superficialità e della diffidenza nei confronti dei vaccini (questione spinosa e di stretta attualità), come spiega il Prof. Massimo Andreoni, Professore Ordinario di malattie Infettive della facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli studi di Roma “Tor Vergata”: «è proprio l’alto numero di persone non protette che permette una più ampia circolazione del virus».

Così, nei primi due mesi di quest’anno, i casi di morbillo segnalati nel Bollettino realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità in Italia sono stati 411, con due decessi. Oltre l’80% dei casi, si legge, è stato segnalato da 4 Regioni (Sicilia, Lazio, Calabria e Toscana). La Sicilia ha riportato l’incidenza più elevata. 25 anni l’età media delle persone colpite, il 91% delle quali non vaccinato, mentre altri  4,5% avevano ricevuto solo una dose (non sufficiente a garantire copertura); 6 volte su 10 l’infezione ha portato ad un ricovero, considerando che in più di 4 casi su 10 si è manifestata almeno una complicanza. Le due persone decedute, entrambe per insufficienza respiratoria, non erano vaccinate e avevano 38 e 41 anni.

Analizzando i valori assoluti, in numero di casi per milione di abitanti, a livello europeo a prevalere è l’Olanda, con 130, seguita dalla Romania con 78 e dall’Italia con 56, mentre spicca all’estremo opposto lo 0,1 del Portogallo. In generale nell’87% dei casi la persona colpita non era vaccinata, mentre in un altro 9% la vaccinazione era incompleta. La fascia di età più colpita è quella dei bambini al di sotto di un anno, con 170 casi per milione di abitante. «Il numero di casi osservati è basso rispetto agli epidemici 2010 e al 2011» sottolinea il rapporto «ma resta inaccettabilmente alto considerato l’obiettivo di eliminare morbillo e rosolia dall’Europa entro il 2015».

Tornando al nostro Paese e al perché in Italia si parla di emergenza morbillo, nel solo 2017 il morbillo ha ucciso 30 persone e ne ha colpite 14.451, circa il 400% in più rispetto all’anno precedente. L’88% di tutti i casi italiani del 2017, ricordano gli infettivologi, si è registrato in soggetti non vaccinati; un altro 6% in persone che hanno fatto una sola dose. Quindi il 94% dei pazienti sono persone che non si sono adeguatamente vaccinate.

Peraltro nel 44% dei malati si è registrato un quadro clinico tale da portarli all’ospedalizzazione, per un totale di circa 2000 ricoveri. Numeri che devono far riflettere, non foss’altro per quei 2000 posti letto occupati, che si sarebbero benissimo potuti evitare. Ma non solo, secondo  «i due casi letali del 2018 devono ricordarci come questa malattia che noi consideriamo all’apparenza poco fastidiosa potrebbe provocare addirittura il decesso della persona. L’unico vero strumento capace di proteggerci è il vaccino – conclude Andreoni -. La diffusione dello scorso anno e l’aumento di mortalità ci deve far riflettere sull’importanza che questo assume».

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