Perché il 22 marzo è la Giornata dell’acqua

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La Giornata Mondiale dell’Acqua (World Water Day), che si celebra il 22 marzo è stata ideata dalle Nazioni Unite nel 1992 e indetta per la prima volta nel 1993.

A partire dal 1997, ogni tre anni il World Water Council, l’organismo non governativo internazionale fondato nel 1996 come piattaforma degli organismi internazionali e specialisti nel settore dell’acqua, convoca un World Water Forum (Forum sull’acqua) per discutere i problemi locali, regionali e globali.

Nella parte povera del mondo centinaia di bambini muoiono ogni giorno a causa dell’acqua contaminata, mentre in Italia, dove l’acqua esce limpida dai rubinetti, l’imbottigliamento frutta miliardi alle aziende private, ma rende pochissimo alle Regioni che concedono le fonti.

L’Onu nei giorni scorsi ha lanciato il suo allarme: da qui al 2050, se le risorse idriche non saranno gestite meglio, 5 miliardi di persone dovranno fare i conti con la carenza d’acqua per almeno un mese all’anno.

L’emergenza, tuttavia, è già adesso ed è ancora più grave: ogni giorno oltre 700 bambini – ricorda l’Unicef – muoiono per malattie legate all’acqua non pulita e alle scarse condizioni igienico-sanitarie.
La mancanza d’acqua e di servizi igienici adeguati contribuisce alla morte di 1 bambino su 5 sotto i cinque anni, evidenzia Save The Children. L’acqua contaminata è uno dei maggiori vettori di malattie quali il colera, la dissenteria, il tifo, la poliomielite e la diarrea. Solo quest’ultima provoca ogni giorno il decesso di circa mille bambini con meno di 5 anni, 361mila in un anno.
Il sesto obiettivo Onu di sviluppo sostenibile: acqua pulita e servizi igienico-sanitari per tutti entro il 2030.

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