Perché a Pasqua si mangia l’agnello?

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Simbolo di sacrificio e anche di salvezza, l’agnello è uno degli elementi che storicamente legano le grandi religioni monoteiste, il cristianesimo, l’ebraismo e in un certo qual modo anche l’islam. Vediamo dunque le ragioni storiche del perché a Pasqua si mangia l’agnello e la sua carne sia tra le pietanze principali tra le altre numerose ricette tipiche del periodo. Senza entrare nel merito delle polemiche tra animalisti, vegetariani e onnivori, che puntualmente tornano fervide soprattutto sui social, ci limitiamo a scandagliare le ragioni storiche e religiose di questa tradizione.

L’origine risale alla notte dei tempi, come raccontano antichissimi episodi biblici sospesi tra la storia e la leggenda, ed è legata antropologicamente alle abitudini di vita di antiche tribù di pastori semi nomadi che in realtà avevano poco altro a disposizione. Vi era ancora poco di religioso, al massimo qualche rito propiziatorio pagano che si ripeteva di anno in anno immolando la parte più preziosa del proprio lavoro (qual è il cucciolo per un pastore), dimostrando alla divinità dedizione e fiducia (ti dono il futuro, perché credo che voi, divinità, me ne darete uno migliore). Non per caso questi riti si svolgevano all’inizio della primavera, la stagione della «rinascita» della natura.

Fu lo sviluppo della religione, in particolare dell’ebraismo, che legò il cucciolo di pecora ad una commemorazione importante come la liberazione dalla schiavitù d’Egitto. La Bibbia racconta che Mosè, su ordine di Dio, impose alle famiglie degli israeliti di segnare gli stipiti delle porte delle loro abitazioni con sangue di agnello, solo in tal modo l’Angelo sterminatore avrebbe evitato le loro case entrando solo in quelle degli egizi. Da allora l’agnello divenne simbolo della liberazione, della Pèsach, ossia del passaggio dallo stato di schiavitù a quello di uomini liberi. E non è un caso che anche questa rinascita sia celebrata in corrispondenza dell’inizio della primavera.

Fu poi San Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, a traslare il significato dell’agnello in senso cristiano, parlando di Gesù come della “nostra Pasqua”. Fu così che la tradizione cristiana della Pasqua riprese direttamente, anche come periodo dell’anno, la festività ebraica e il significato di passaggio da uno stato, quello di peccatori nel caso dei cristiani, a quello di redenti, salvati dal proprio Dio incarnato, morto e poi risorto; il Battista definisce Gesù “l’agnello di Dio, che toglie il peccato dal mondo”. Il richiamo al Cristo agnello di Dio, per ulteriore traslazione, finì anche a determinare quello che rimane tuttora uno dei piatti tradizionali del periodo pasquale nei paesi di tradizione cristiana. Il modo stesso in cui si determina questa festività ricorda come anche il cristianesimo abbia voluto ricalcare le tradizioni pagane, come abbiamo spiegato in Perché la Torre di Pisa spiega il fatto che Pasqua non è mai lo stesso giorno

L’agnello, tuttavia, è un simbolo riconosciuto anche dalla terza religione monoteista, l’Islam. Per i seguaci di Maometto in occasione della Festa del Sacrificio (che ricorda il sacrificio biblico fatto da Abramo a Dio) è tradizione macellare un capo di bestiame, che può essere anche diverso dall’agnello, che poi costituisce uno dei piatti tipici della tradizione. La Festa del Sacrificio, seppur simile alla Pasqua cristiana e alla Pèsach ebraica, viene tuttavia celebrata in un periodo dell’anno totalmente diverso, a partire dal giorno 10 dell’ultimo mese del calendario lunare (per questo il periodo di festitivà può variare anche di molto da un anno all’altro). Il precetto islamico presenta alcune differenze da quello delle altre due religioni, in quanto l’animale macellato (solitamente in famiglia, non acquistato già morto) deve essere adulto e fisicamente integro. Un differenza, come già visto, è poi legata al periodo dei festeggiamenti, che può cadere in qualsiasi stagione, ma resta pur sempre, anche per l’islam, legate alle fasi della luna, a sancire ancora una volta il legame di questo rito con tradizioni ataviche nate da antiche popolazioni che vivevano di pastorizia e agricoltura.

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