Perché Zuckerberg si scusa un mese prima delle nuove norme europee sulla privacy

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Ieri Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, ha risposto per cinque ore alle domande dei senatori del Senato Usa della commissione che indaga sullo scandalo degli 87  milioni di profitti sottratti da Cambridge Analytica,  Il 33enne fondatore di Facebook ha  riconosciuto «il grave errore» che lo ha costretto a esporsi in prima persona, come non era mai avvenuto e ce l’ha messa tutta per convincere i parlamentari e la comunità dei due miliardi di utenti della buona fede della società e ha ripetuto più volte che verrà garantito «il massimo rigore» sull’identità degli utenti  in modo da evitare ondate di fake news o di propaganda mendace.

Le norme europee sono sufficienti, possono essere un modelli da seguire per gli Usa? ha chiesto la senatrice democratica Dianne Feinstein. «In altri Paesi ci sono sensibilità diverse», non si è sbilanciato Zuckerberg che ha aggiunto: «In ogni caso penso sia un esempio su cui valga la pena di discutere».

Spiegazioni che hanno convinto i mercati, visto che il titolo Facebook è rilsaito in Borsa, ma che suonano sospette per la tempistica. Cerchiamo di capire il perché.

«Le politiche di raccolta dei dati di Facebook», scrive il corrierecomunicazioni.it,  «violeranno le nuove e più severe norme sulla privacy in vigore da maggio in Europa con il Gdpr: sarà illegale conservare alcune delle informazioni personali che oggi la società di Menlo Park colleziona. D’altra parte, un perfetto allineamento al regolamento dell’Ue minaccia la capacità del social network di vendere pubblicità mirate basate sulle informazioni dell’utente, come si legge in uno studio dell’Università Carlo III di Madrid: gli esperti, che hanno utilizzato la dashboard pubblicitaria di Facebook per misurare l’audience delle campagne pubblicitarie dell’azienda americana, mettono in luce come il nuovo regime sui dati dell’Unione europea è una sfida allo stesso modello di business di Facebook».

«Lo studio ha scoperto che il 73% degli utenti europei di Facebook sono presi di mira dai marketer in base a caratteristiche personali come l’orientamento sessuale o le convinzioni politiche – dati che sarà illegale usare ai sensi del Gdpr: il regolamento vieta alle aziende di elaborare dati su razza, etnia, opinioni politiche, credenze religiose, appartenenza sindacale o orientamento sessuale senza un consenso esplicito. Facebook ha messo insieme il suo più grande team interdipartimentale per affrontare l’implementazione del Gdpr, ma lo studio spagnolo suggerisce che i nuovi regolamenti incideranno sulla capacità dell’azienda di attrarre gli inserzionisti».

“Il targeted advertising funziona solo con informazioni molto accurate sull’utente che col Gdpr sarà molto più difficile utilizzare”, ha sottolineato sul Financial TimesNeil Campling, analista di Mirabaud Securities,  “gli inserzionisti potrebbero cominciare a dubitare della capacità dei social media di offrire pubblicità efficaci e di coinvolgere direttamente l’utente”. Facebook ha contestato i risultati, indicando, tramite un portavoce, che nemmeno ora sfrutta i dati “sensibili”.

Che cos’è Il GDPR?

L’acronimo indica un regolamento europeo le cui disposizioni sono integralmente obbligatorie ed automaticamente vincolanti, sia per le Autorità Pubbliche sia per i singoli cittadini, in tutti gli Stati membri fin dalla sua entrata in vigore.

Il regolamento è un atto generale perché non è rivolto a soggetti specificamente individuati, ma a categorie astratte di destinatari ed ha effetti diretti perché non richiede un intervento attuativo da parte dei legislatori nazionali per avere efficacia. Inoltre, il regolamento dell’Unione Europea prevale su eventuali leggi degli Stati membri incompatibili o in contrasto con esso, in forza del principio del primato del diritto europeo su quello nazionale.

 

Sebbene sia entrato ufficialmente in vigore il 24 maggio 2016, il GDPR sarà applicabile in via diretta in tutti i Paesi UE, quindi anche in Italia, soltanto a partire dal 25 maggio 2018.

Il GDPR conferirà ai cittadini europei il diritto di sapere quali sono i dati che li riguardano in possesso delle imprese operanti su Internet e il diritto di ottenerne la cancellazione.

Come scrive Valentina Ferraro su Diariodelweb,

«Mark Zuckerberg – che inizialmente aveva dichiarato che l’azienda si sarebbe conformata alla legge solo in Europa, ha finito poi per cambiare idea repentinamente, affermando di voler estendere la protezione dei dati prevista dal regolamento (o una parte di esso) non solo all’UE, ma anche al resto del mondo. Tra le tante novità introdotte dal GDPR, infatti, ce n’è una piuttosto importante, il diritto alla portabilità dei dati previsto dall’arti. 20, il quale garantisce all’interessato del trattamento (la persona fisica) di ricevere i dati personali che lo riguardano, o che ha fornito al titolare del trattamento, in un formato strutturato, di uso comune e leggibile, nonché di poter trasmettere ad ulteriori titolari.

Facebook sta quindi implementando alcune serie di modifiche alle sue pratiche di raccolta dei dati, in linea con il GDPR, e sopratutto dopo la fuoriuscita di notizie riguardanti gli 87 milioni di profili «usati» da Cambridge Analytica. Secondo Mark l’azienda starebbe combattendo aggressivamente l’uso improprio dei dati, utilizzando intelligenza artificiale (AI) per combattere i troll online e con l’intenzione di assumere oltre 20mila dipendenti che lavoreranno sulla sicurezza entro la fine dell’anno».

Alcuni dei maggiori problemi che Facebook deve affrontare, ha detto Zuckerberg, sono quelli che possono permettere all’azienda di tenere sotto controllo i propri sistemi e di assicurarsi che non vengano usati per minare la democrazia. Per risolvere questi problemi, Facebook sta cambiando il suo approccio ai dati su tutta la piattaforma.

Qualsiasi applicazione di terze parti che desideri utilizzare l’API Gruppi avrà bisogno dell’approvazione di Facebook e di un amministratore del gruppo. I dati personali degli utenti verranno rimossi e le applicazioni non potranno accedere all’elenco degli utenti. Qualsiasi accesso futuro all’API Pagine richiederà l’approvazione di Facebook. Qualsiasi applicazione che richieda l’accesso alle informazioni personali dell’utente (check-in, preferenze, foto, post, ecc) avrà bisogno dell’approvazione di Facebook, e il processo di revisione sta diventando sempre più complesso. Le app non possono più richiedere dati personali (opinioni politiche, stato delle relazioni, ecc.) e gli sviluppatori non possono più richiedere dati che le persone hanno condiviso con loro se non li hanno usati in tre mesi. L’API Eventi non può più accedere alla lista degli ospiti e solo le applicazioni che soddisfano «requisiti severi» saranno in grado di utilizzare l’API in futuro. A partire dal 9 aprile, una nuova funzionalità apparirà nei feed di notizie degli utenti mostrando agli stessi quali applicazioni stanno utilizzando e quali dati hanno condiviso con le applicazioni».

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