Perché parlare di stupro per una partita di calcio è un’offesa per tutte le donne

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Delusione, amarezza e soprattutto tanta rabbia. Juventus sotto choc il giorno dopo la beffa al Santiago Bernabeu, dove il gol subìto su rigore al 96′ ha fatto sfumare l’impresa – quasi compiuta -infrangendo il sogno della semifinale in Champions.

Medhi Benatia, protagonista dell’episodio chiave, un contatto in area con Lucas Vazquez costato il calcio di rigore, non ci sta. “È uno stupro, cosa vuoi che ti dica? È uno stupro”, dice dopo il match ai microfoni di RMC Sport.fr. 

 

A RIGOR DI STUPRO

di GIOVANNA FERRARI

Premetto che il calcio non mi interessa e non sono molto informata in materia. Ultimamente, però, ha richiamato la mia attenzione per certa terminologia che di tecnico ha ben poco, ricorrendo a metafore che attingono al peggior sessismo.

Dopo il recente commento di pessimo gusto di Ferrero che allena i suoi giocatori a considerare la porta una donna da penetrare, un gol su rigore viene dichiarato uno stupro, con tutte le conseguenti polemiche sull’opportunità o meno della punizione che ha fatto sfumare il sogno della Juve per la semifinale in Champions.

Una volta ci si limitava a dare del cornuto all’arbitro. Come mai adesso si coltivano queste fantasie erotiche?

Il fallocentrismo che fa del calcio uno sport eminentemente maschile (tanto che il calcio femminile, malgrado i successi, non fa testo) sta dando allarmanti segni di cedimento, tanto da avere bisogno di una cura a base di testosterone e immagini porno? Qualunque sia il problema che opprime e deprime il calcio nazionale in questi tempi un po’ mosci, non è ricorrendo a termini che istigano alla violenza sulle donne che si risolleverà lo “spirito” sportivo.

Intanto parlare di stupro in casi come questi è mettere in luce la volontà di offesa rabbiosa, di prepotente conquista di un territorio altro, che non ha alcuna intenzione di essere violato, che definisce appunto il concetto di abuso sessuale. E’ associare lo stupro al concetto di vittoria ottenuta con la forza o l’inganno e contro ogni tentativo di difesa: vittoria che è motivo di esultanza e tripudio, mentre il fallire è sconfitta inaccettabile.

Ma emerge anche la consapevolezza che lo stupro non è mai frutto di consenso ( quello che si accampa in tribunale a propria difesa), tanto che ci si affretta a contestare il “fallo”. Ora poiché lo stupro è cosa assai più seria e porta conseguenze ben più gravi e durature su chi lo subisce (donne e uomini, senza escludere i minori), di quanto non sia una sconfitta calcistica, io penso che si dovrebbe avere l’intelligenza di utilizzare i termini adatti alle circostanze.

La grossolanità e la mancanza di sensibilità verso un problema, quale la violenza sessuale, così diffuso e pervasivo, lungi dal colmare la scarsità delle prestazioni in campo, aggiunge demerito ad un mondo che dello sport ha perso il valore fondamentale che è quello del rispetto dell’altro. Di bidoni dell’immondizia al posto del cuore se ne cominciano a vedere un po’ troppi in campo.

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