Perché la violenza contro i professori è (anche) legata ai talent show

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di Maura Manca – Psicologa e psicoterapeuta, Presidente Osservatorio nazionale adolescenza

La scuola sembra sotto assedio, presa di mira da parte di bambini, adolescenti e genitori. Non è il fenomeno del momento come molti credono, è solo il chiasso mediatico che rende visibile e alla portata di tutti un problema che, a noi clinici e psicologi che lavorano con le scuole e nelle scuole, è purtroppo chiaro ed evidente già da diverso tempo.

Sulle motivazioni ne abbiamo disquisito a sufficienza, c’è un degrado educativo, troppi bambini sono orfani di valori, contenimento e regole, non c’è più un coordinamento genitoriale, un tira e molla, un sì e un no, un puoi e non puoi, un va bene e va male, che crea solo confusione e deriva nello sviluppo emotivo, cognitivo e comportamentale. Un disallineamento anche con l’istituzione scolastica che ha perso il suo valore pedagogico-formativo ed è diventata un centro di prima accoglienza e un pronto soccorso educativo. Purtroppo stanno per finire anche i cerotti e i rimedi rapidi e ci troveremo davanti ad un problema che non si vuole vedere perché troppo complesso da arginare in quanto richiede una vera e propria rivoluzione, della scuola e della famiglia.

Ci siamo mai interrogati sull’influenza delle “scuole” in tv dei talent show?

Non ci dimentichiamo dell’influenza e della potenza mediatica di alcuni programmi televisivi di punta che sono visti e seguiti da milioni di bambini e adolescenti. Ovviamente non sono la causa, come Gomorra non è la “causa” delle baby gang, però possono essere un rinforzo negativo in un contesto già vulnerabile e favorente questo tipo di condotte. Troppe volte anche nelle “scuole televisive” si vedono ragazzi ribellarsi ai docenti, rispondere male, arrogarsi il diritto di “voler insegnare ai loro maestri”, di accusarli di non essere compresi e valorizzati, senza capire che se sono dietro quel banco, un motivo ci sarà e magari che andrebbero anche ringraziati per gli insegnamenti che gli vengono dati. Non significa subire a bocca chiusa, ma tollerare anche un dissenso, una rigidità nell’insegnamento, una durezza e non cercare sempre un sostituto materno, visto che in questa vita non ci regalerà niente nessuno e che dovremo fare i conti con giudizi, critiche e valutazioni, anche piuttosto dirette e dure.

Cosa si deve fare per arginare questa deriva? Come devono intervenire i genitori per bloccare questa aggressività e violenza dei propri figli nei confronti di maestri e professori?

Il ruolo della famiglia è primario e se non partiamo da loro, non potremo mai essere efficaci con i ragazzi. Se vogliamo curare le patologie dei figli dobbiamo prima curare prima i genitori, è una delle frasi che ripeto più spesso.

Alcuni consigli da seguire:

1. UN PADRE, UNA MADRE, NONNI COMPRESI, visto il ruolo educativo che oggi rivestono per i nipoti-figli, SMINUIRE, CRITICARE, DERIDERE LA FIGURA DEL MAESTRO O DEL PROFESSORE DAVANTI AL FIGLIO. Non si può mettere in discussione tutto ciò che un insegnante dice o fa, sia da un punto di vista personale che professionale. Se ci sono dei problemi con uno o più docenti, si deve ascoltare il figlio perché ha diritto e bisogno di sapere che in casa ha uno spazio di ascolto e comprensione e contestualizzare il problema, analizzare l’accaduto filtrando anche il racconto di un figlio da emozioni e frustrazioni e ragionare sulle possibili strategie, senza prendere senza ragionare e riflettere l’armatura e lo scudo del “come ti dei permesso” e andare in preda agli impulsi ad attaccare la scuola e l’insegnante. Si deve chiedere un incontro per confrontarsi con i professori, cercando di risolvere il problema attraverso una mediazione. In questi anni di lavoro nelle scuole ho assistito anche a condizioni in cui obiettivamente maestri o professori era meglio venissero allontanati dall’insegnamento, casi in cui, si può intervenire con gli specialisti qualora la scuola non tuteli il minore e prenda i dovuti provvedimenti. La maggior parte delle volte, però, devo dire che si trattava di genitori che pretendevano di controllare anche i contenuti e le modalità di insegnamento di maestri e professori, creando più danni che altro.

2. IL LIVELLO DI TOLLERANZA DEL BAMBINO E DELL’ADOLESCENTE DIPENDE PRETTAMENTE DA COME È STATO EDUCATO IN FAMIGLIA. Se viene educato come un piccolo principe con tanti diritti e pochi doveri a cui non si può dire un NO per evitare tragedie successive, o non si può imporre un limite ed una regola, è implicito che vivrà i paletti, che giustamente si devono ancora mettere nella scuola basati sul rispetto dei compagni, del docente, del silenzio, delle regole di convivenza comune, come una condizione stressante o addirittura come un abuso.

3. IL MODELLO EDUCATIVO CHE SI DEVE TRASMETTERE NON PUÒ ESSERE QUELLO BASATO SULLA GESTIONE DEL CONFLITTO ATTRAVERSO LA FORZA, LO SCONTRO E L’INTOLLERANZA. Si dovrebbe far capire ai figli che non tutto può andare sempre come ci piace o come vorremmo, non tutte le persone che incontreremo davanti a noi si comporteranno come ci aspettiamo e questo non significa che non vadano bene, ma che sono altro con cui a volte, non sarebbe sbagliato imparare a convivere. Questa è la base su cui lavorare se vogliamo educare adulti sufficientemente equilibrati in grado di integrarsi nei vari ambienti che frequenteranno.

4. NON CREDO ABBIA SENSO CAMBIARE SCUOLA CON ESTREMA FACILITÀ IN TERMINI DI INSEGNAMENTO PEDAGOGICO perché significa non voler vedere il proprio coinvolgimento nel problema e non voler mai assumersi una responsabilità. A volte è faticoso intervenire per risolvere un problema, ci vuole tempo e sembra che oggi siano rari i genitori che abbiano voglia di “perdere tempo dietro ai figli”. Ci si arroga troppo spesso la libertà di non riconoscere e quindi rispettare le figure educative che ruotano introno al figlio. Si dà la colpa sempre a terzi e con estrema facilità, colpa del professore, dell’allenatore, sembra di vivere in un mondo di mostri e che questi bambini siano compresi solo a casa, sotto le ali iperprotettive di mamme, papà e nonni che li lasciano soli in balia dei veri pericoli della rete ad un metro di distanza da loro. Il paradosso educativo di oggi.

5. UN ALTRO ASPETTO FONDAMENTALE, ASSOLUTAMENTE DA NON SOTTOVALUTARE, È LEGATO AL COME VENGONO ABITUATI A RELAZIONARSI IN CASA CON I GENITORI. Se vengono cresciuti con l’abitudine di rispondere male, in maniera arrogante, con le pretese, a non rispettare le decisioni prese perché l’adulto in primis, dice una cosa poi ne fa un’altra, a non riconoscere l’autorevolezza di un ruolo o a mettere in discussione tutto ciò che viene detto, impareranno quella modalità di interazione come corretta. Quanti bambini e adolescenti sono strafottenti in classe con i professori e con i compagni, sono arroganti ed irrispettosi perché lo sono in primis a casa con i familiari?. Non quindi maleducati ma mal-educati.

E la scuola cosa dovrebbe fare?

L’obiettivo comune dovrebbe diventare quello di terminare questa inutile guerra tra scuola e famiglia perché ci rimettono solo ed esclusivamente i bambini e i ragazzi e ricreare una alleanza, rispettando pienamente il patto educativo di corresponsabilità.

La scuola dovrebbe arginare queste ondate quotidiane di genitori che invadono le scuole italiane riempiendole di critiche e di insulti. Si dovrebbero mettere paletti anche ai genitori e tollerare di meno questi attacchi diretti per riprendere un ruolo ormai messo troppo spesso in discussione. Questo però si può fare se si monitora in maniera più approfondita l’operato delle risorse interne affinché non siano attaccabili e criticabili, che si vada ad abbattere l’omertà tra insegnanti quando ci sono le mele marce, tale da segnalare le problematiche e risolverle per il bene degli allievi, senza aver paura che possa cambiare la nomea della scuola e che possano calare le iscrizioni. Non basta una laurea per diventare Insegnanti con la I maiuscola, servono competenze personali e professionali certificate e valutazioni sistematiche fatte da personale competenze e non da tuttologi. L’insegnamento è un lavoro soggetto a burnout e il tasso di stress lavoro correlato è alto per via della numerosità delle classi e del tasso di diagnosi, certificati e di bisogni particolari di ogni bambino o adolescente in classe. Un’unica persona non può sopperire a tutte le esigenze. Però, i genitori andrebbero lasciati fuori dalla ruotine scolastica per inserirli maggiormente negli organi istituzionali in modo tale da dare spazio anche al loro punto di vista e riconoscere la loro posizione in quanto portavoce anche degli altri genitori.

In conclusione

Stiamo affrontando una crisi educativa profonda che sta mandando alla deriva genitori e figli e una scuola che non ha i mezzi e risorse per sopravvivere a tutto questo decadimento. Ognuno deve riprendere il proprio ruolo, come quando salpa una nave, “ognuno ai propri posti”, con un unico obiettivo, altrimenti succede il caos a bordo e si rischia di non raggiungere mai la meta o di affondare.

È una questione di DISTANZA, genitori e insegnanti sono o troppo vicini o troppo distanti dai figli-alunni, troppo amici, troppo alla pari, alcuni docenti aprono addirittura le porte delle loro case, della loro intimità, chattano e condividono la propria vita sui social con gli allievi, oppure sono troppo distanti dai problemi e dal punto di vista dell’infanzia e dell’adolescenza.

Comunque, se non si investe su figure professionali competenti e specializzate che siano veramente di aiuto a famiglie e istituzione scolastica, prevedo che questa escalation di violenza non si riesca più a fermare.

 

L’articolo l’ho ripreso integralmente dal mio blog del L’Espresso

 

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