Perché disagi e violenza sono in crescita tra bambini e ragazzi

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di MAURA MANCAPsicologa e psicoterapeuta, presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza, direttrice www.adolescienza.it

I disagi dei bambini, degli adolescenti stanno aumentando esponenzialmente in termini di frequenza e gravità. Da un lato sembra una generazione di bambini affetti da ogni tipo di patologia, fioccano certificati su certificati, che spesso fanno hanno comodo ad alcuni genitori che scarico il problema sulla patologia del figlio, deresponsabilizzandosi quasi completamente. Sapere a chi dare la colpa a volte è più facile. A volte mi chiedo se veramente siamo invasi da bambini e adolescenti patologici o se stiamo assumendo una tendenza a patologicizzare un po’ troppo tutto.

I disagi, esistono, ci sono, non spuntano come funghi, si covano durante il corso degli anni e si manifestano in maniera più o meno esplicita. Il problema è che in genere ci si accorge di un problema quando è già radicato nella personalità di un individuo e quando conclamato. Bisogna ricordarsi che ciò che influenza maggiormente sullo sviluppo psicologico, emotivo, affettivo e comportamentale di un bambino poi adolescente e adulto, è l’ambiente in cui si vive, quello che si riceve e ciò che si vede. Il ruolo dei genitori è fondamentale e NON basta semplicemente non far mancare niente ad un figlio affinché si sviluppi sano. Il bimbo può avere anche una macchinina in meno, una bambola in meno, un pantalone o una gonna non di marca, ma deve percepire EQUILIBRIO intorno a sé, deve avere una base affettiva stabile ed un legame sicuro con le figure di accudimento perché si riesca a creare una base sicura su cui camminare.

A volte ci si preoccupa eccessivamente che parli le lingue fin da quando è piccolissimo, che sappia leggere e scrivere prima del tempo, ci si ossessiona nel renderli felici, senza capire che ai figli basta la presenza del genitore, non fisica, emotiva. Basta sapere che il genitore c’è, che sta lì per lui, che lo vede e lo ascolta quando serve.

Oggi sono cambiati anche i modelli di riferimenti globali, anche la società stessa manda troppo spesso messaggi e riferimenti che i bambini non sono in grado di grado di filtrare. Sono adultizzati da tanti punti di vista e nello stesso tempo sono troppo autonomi psicologicamente parlando, sono emotivamente immaturi e troppe volte analfabeti emotivi.

C’è un influenza negativa anche da un punto di vista di apprendimento socio-culturale, vengono propagandati quotidianamente tutta una serie di disvalori, si respira prettamente aria di crisi, di distruzione, di aggressività nei confronti degli altri e di violazione dei diritti umani.

I figli sono bombardati da immagini di violenza spesso inutile e gratuita, tutto è possibile, non ci sono più limiti, non ci sono regole e punizioni e soprattutto c’è troppa disgregazione. Le famiglie sono troppo disgregate, ciò che manca realmente a questi ragazzi non sono i soldi o i beni materiali, ma il contenimento emotivo, non vengono visti ed ascoltati, sono i figli delle ansie genitoriali, del controllo, del te lo faccio io, del ci sono io, quelli cresciuti dalle tate e con troppi soldi e troppi diritti in tasca. C’è una diminuzione della capacità di ascoltarsi e di sentire e a volte anche una tolleranza maggiore a determinate forme di prevaricazione, come se ci fosse una normalizzazione di alcune forme di disagio e un innalzamento di una soglia di tolleranza.

Sono i figli senza regole o con le regole troppo rigide da infrangere anche solo per principio, non hanno limiti perché tutto è facile e possibile.

Spesso genitori poco uniti e attenti osservatori, uno insegna una cosa e l’altro il contrario, un disallineamento educativo, una trasmissione di modelli a volte opposti che crea un terreno troppo instabile su cui camminare. Adulti troppo spesso in conflitto e quindi impegnati nel lavoro o a risolvere i problemi della loro vita, che in tanti casi “usano e strumentalizzano” i figli.

Basta che il figlio vada bene a scuola e sia omologato alla società che è tutto a posto e va tutto bene, senza capire che spesso ci sono dei mondi nascosti che fanno paura solo ad avvicinarsi.

“Oltre alla scuola c’è di più”, oltre a un “cos’hai?”, “niente, sto bene”, di un figlio c’è un mondo da esplorare. Me lo insegnano ogni giorno i ragazzi, che spesso hanno sono bisogni di riconoscimento e ascolto.

Ragazzi apparentemente benestanti, di “buona famiglia”, che hanno tutto, che “non hanno problemi” che poi, come si apprende dai media, diventano improvvisamente dei mostri. Troppa mancanza di autostima, di sicurezza personale, troppa tristezza e depressione, uso e abuso di psicofarmaci, alcol e droghe per cercare uno sballo e una via d’uscita a questa vita troppo facile e nello stesso momento troppo difficile.

Non esistono le reazioni incredibili e inaspettate della gente, esiste la cecità di chi non ha strumenti per vedere o chi NON vuole vedere. Vedere significa tante volte mettersi in discussione e molti preferiscono nascondersi dietro un dito e sperare inutilmente che il tempo aggiusti le cose.

Prima di capire se il figlio ha un disagio o ha commesso qualcosa che non avrebbe dovuto fare, bisogna imparare ad osservarlo nella sua “normalità”, nella sua quotidianità , è l’unico modo per capire se c’è un problema, se qualcosa è cambiato nei suoi comportamenti, atteggiamenti e sguardo. Sono figli troppo soli a cui non manca niente. Questo non basta, non è sufficiente dargli da mangiare, i vestiti, tutto ciò che gli serve per vivere in questa società, serve il contenimento emotivo, che aiuta a sviluppare e a mantenere ben saldi i confini psichici, le regole e a sviluppare un senso morale adeguato, non dove tutto è permesso.

Troppi giovani a cui vengono comprati diplomi attraverso vergognose scuole private dove è possibile anche non andare a scuola e non studiare, patenti comprate, accessi a università e master comprati, attività lavorative acquistate. Ovviamente se un genitore ha la possibilità, deve aiutare il figlio e portarlo ad una vita agiata garantendogli il presente ed il futuro, ma il problema è COME viene fatto, troppo spesso questo tipo di atteggiamenti genitoriali sono compensatori, riempitivi di determinate carenze o ansie ed angosce o in alcuni casi manie di controllo che gravano e pesano sui figli.

Infine, credo anche che esista un effetto negativo della informazione o meglio della disinformazione online e televisiva su menti già labili, mi sembra si parli troppo di violenza, di morti e di omicidi, c’è un mercato troppo rilevante dietro la cronaca nera, sembra quasi che si riesca ad acquistare popolarità e visibilità mediatica. Non è un’accusa la mia, è una constatazione, sono d’accordo sul fatto che le persone debbano essere informate su ciò che accade intorno a loro, ma non disinformare e costruire castelli e parlare solo di cronaca nera. Non fa bene ai nostri ragazzi, hanno bisogno anche di speranza e di respirare che c’è un’altra via d’uscita.

 

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